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FIGURE DI SOCI padre Pietro Bianchi SESSANTASEI ANNI D'INDIA
Entrai nel seminario di Rimini nel 1993 desiderando di essere sacerdote. Leggendo la vita dei missionari e riviste missionarie, mi invaghii dell'ideale missionario. Durante il 4°. anno di Ginnasio decisi di divenire missionario salesiano e per questo scopo raggiunsi l'istituto "Card. Cagliero" di Ivrea. Durante l'anno feci domanda di entrare in noviziato e dipartire per le missioni.
Ricordo alcuni momenti che
precedettero la partenza
per
l’India:
la
consegna
del
crocefisso nella Basilica di Maria
Ausiliatrice a Torino, il saluto
della mamma e di D. Virgilio
Pollini, mio parroco a S. Giov.
in
Marignano,
l'emozione
provata al momento del distacco
della nave
dal
porto (si
pensava
che non si sarebbe più vista
l'Italia!), la sosta
a
Napoli, il
passaggio nel canale di
Sicilia, '
la
traversata
del
Mare Mediterraneo (I'ultimo
lembo dell'Italia!),
poi via verso un
nuovo mondo:
attraverso il Canale
di Suez, il Mar Rosso,
Aden,
poi
5 giórni
Passata la giornata visitando la città, la sera con altri compagni prendemmo il treno che ci cullò per 2 notti ed un giorno fino a Calcutta. Poi una notte di treno fino a Siliguri, quindi tre ore di corriera ed eravamo a Sonada, paesino a 1,500 mt. In vista dell'Everest. Qui si trova il Salesian College, che allora aveva niente di casa religiosa: era una ex birreria. Qualche giorno dopo l'entrata in Noviziato sotto la guida di Don O. Marengo (poi vescovo). Il fine di questo periodo di formazione non era solo la preparazione alla vita salesiana, ma anche imparare a divenire Indiano. Mi trovavo in un mondo diverso, con gruppi etnici di lingue diverse, dai costumi, dai modi di fare, non di rado in contrasto con quelli della terra che mi aveva dato i natali. Questo doveva divenire il prossimo più prossimo per me da amare fino al sacrificio. Emisi i voti il 2 Aprile 1940, con nel cuore il desiderio di crescere sempre più non solo in sàlesianità, ma anche in "indianítà". - ra già scoppiata la guerra.
Nonostante le difficoltà potemmo seguire il corso di studi. Ci fu permesso di tornare nell'Assam alla , fine del 1946. Io fui inviato a Shillong per il tirocinio pratico e per compiere la teologia. L'ordinazione sacerdotale mi fu conferita il 6 gennaio 1951. I primi anni del mio ministero sacerdotale li esercitai a Shillong ed a Bandel (Calcutta) con gli aspirantati. Nel 1954 visitai i miei cari e l'Italia (rividi mia mamma per l'ultima volta. Essa passò a miglior vita nel 1958). Tornato in India mi aspettava la missione "ad paganos" nel Manipur. Mons. O. Marengo aveva desiderato che fossi compagno di Don Luigi Ravalico (di santa memoria), veterano delle missioni, agli inizi della opera cattolica in quello Stato. Nonostante le difficoltà l'entusiasmo di D. Ravalico che io cercavo di sostenere, portò presto i frutti desiderati: fu acquistata un'abitazione adatta per le attività missionarie ed un terreno per i futuri sviluppi. Consolante fu la crescita delle comunità cattoliche. Un grande aiuto fu l'arrivo di alcuni zelanti sacerdoti. Era tempo di "lanciare la rete più al largo", ed il 3 dicembre 1957 fui inviato ad aprire la missione per i Tangkhu Naga fra i quali già esisteva una scuola ed una dozzina di comunità cattoliche.
Erano arrivati anche altri missionari ed anche le suore salesiane avevano aperto la loro scuola. L'opera missionaria stava consolidandosi. Nel 1965 venne l'ora della missione dei Mao Naga, fra i quali l'evangelizzazione dava segni di' un grande futuro. Ero stato in contatto con questa tribù dal 1956, ed erano sorte nel frattempo una decina di fervorose comunità cattoliche. Ad oggi in questa tribù si conta il numero maggiore di cattolici nel Manipur e numerose vocazioni sacerdotali e religiose. La missione di allora oggi conta 6 parrocchie. Nel 1969 l'obbedienza mi tolse dal Manipur inviandomi a Dibrugarh come parroco della Cattedrale per un breve tempo. Nel 1971 ero a Bengtol (Assam ovest) coi Boro, Santali ed Adivasi. In questo periodo diedi il via alla missione di Soraibil. Nel 1975 presi incarico di Haflong (sud Assam). In questa bellissima località il mio contributo fu una scuola per ragazzi e convitto, la chiesa parrocchiale e la nuova residenza missionaria. L'evangelizzazione portò la conversione delle prime comunità di fedeli Zemi Naga. Nel 1980 fui richiesto di andare a Mori nel Nagaland, fra i Konyak Naga (una tribù piuttosto primitiva ove l'uso dell'oppio è piuttosto comune).
Don Giustine Lyngkhoi della tribù Khasi mi fu compagno. Non avevamo abitazione propria e per 6 mesi fummo ospiti di una famiglia protestante. Acquistato il terreno si diede il via alle costruzioni: la scuola media in città, la residenza missionaria ed il convento per le suore alla periferia. La quasi impossibilità di crescere una comunità cattolica poteva scoraggiare i missionari, ma c'era la grande necessità di salvare i giovani dai vizi dei loro padri. Chi semina raccoglie. Oggi timidamente stanno nascendo alcune comunità di fedeli. Il 1984 segnò la fine della mia permanenza a Mori causa la malattia. Soffrivo di malaria e calcoli renali. Partendo portavo con me tanta simpatia della gente. Nel 1985, superata la burrasca della malattia, ero di nuovo nel Manipur, a Maram. Trovavo, un palazzone per la scuola e per le altre attività in favore di quella pove popolazione, nemerosi cattolici, frutto anche del mio apostolato negli anni 50 quando ero incaricato della missione dei Mao che comprendeva anche regione abitata dai Màram Naga. Tornavo a casa fra familiari.
Vidi crescere la scuola per numero e qualità di studenti e ne ampliai il fabbricato. Furono costruiti il convitto maschile e femminile, il convento per le suore, la casa e la chiesa parrocchiale. Presto si pensò anche al dispensario medico e l'aiuto "Madre e bambino". Con il contributo della popolazione cattolica sorsero anche alcune chiesette nei villaggi. Fu dato aiuto a famiglie vittime di usurai e furono destribuite risaie a quelle più povere. Dopo la mia partenza si stava preparando un collegio universitario, ma purtroppo il confratello che doveva prenderne la direzione fu ucciso e, almeno temporaneamente il progetto è fermo, privando la popolazione di un bell'aiuto per il loro sviluppo. Presentemente mi trovo a Shajouba, piccolo villaggio dei Mao Naga. Cerco di dare a questo ed alla popolazione dei villaggi vicini, in maggioranza poveri agricoltori, l’opportunità di istruirsi affinché possano presto prendere il loro posto fra gente che contà.
In fine miei cari amici, vi invito a ringraziare il Signore per quello che ho potuto fare come missionario e a pregarlo di avere misericordia di me per quelle negligenze che abbiamo in qualche modo impedito allo Spirito Santo di elargire più grazie sul mio apostolato. Porgo poi il mio grazie ai benefattori e alle benefattrici che mi hanno sostenuto con il frutto dei loro sacrifici e con la preghiera.
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I salesiani sono una congregazione religiosa. |